Un contratto per il Mincio: «Così salviamo il fiume»

Il presidente del Parco: «Entro la fine di dicembre ci sarà l’ultima firma». L’obiettivo è risanare anche i canali affluenti, le Valli e i laghi di Mantova.

2015 09 19 Gazzetta

 

MANTOVA. Il percorso di costruzione del contratto di fiume si avvicina a grandi passi verso il traguardo. Ad annunciarlo è il presidente del Parco del Mincio, Maurizio Pellizzer, che anticipa: «Entro la fine di dicembre firmeremo il contratto di fiume. Stiamo percorrendo una strada di cui siamo fieri e l’obiettivo che perseguiamo è di fondamentale importanza, perché l’acqua, oltre a determinare gli equilibri della vita, è anche alla base di tutti i processi agricoli. Avere acqua di buona qualità, ad esempio, consente alle aziende di ottenere le certificazioni necessarie a portare i propri prodotti sui mercati mondiali».
L’obiettivo di risanare il Mincio e i canali affluenti, le Valli e i laghi di Mantova sta calamitando l’interesse di tutta la comunità.
Accanto al Parco, capofila del progetto, si sono schierati enti, associazioni, imprese e cittadini, il cui numero è in continua crescita.
«Hanno già aderito all’iniziativa 41 soggetti pubblici e privati – spiega il direttore del Parco, Cinzia De Simone – ma continuiamo a ricevere nuovi riscontri e dieci Comuni, che ancora non sono entrati nel percorso, hanno preannunciato di voler sottoscrivere l’accordo nei prossimi giorni. Ad ottobre si terrà il secondo incontro operativo, durante il quale verrà redatto il piano di interventi e realizzato l’Atlante dei caratteri territoriali, una sorta di identikit del fiume e dei suoi problemi».
In vista della riunione, in questi giorni la sede del Parco è stata inondata di proposte. I documenti provengono soprattutto da enti pubblici, quali Aato, Provincia, Arpa e Comuni, ma non mancano i contribuiti dei cittadini.
I volontari del gruppo Amici del Mincio di Rivalta, tra i primi ad aver aderito al progetto, hanno inviato un fascicolo contenente le proposte che vorrebbero veder inserite nel contratto. Nel documento, che può essere visionato integralmente sul sito web www.amicidelmincio.org, i volontari prendono in esame le cause del degrado del fiume e le possibilità di intervento, puntando l’indice contro le ambiguità normative.
«C’è una legge che stabilisce di non scendere al di sotto del deflusso minimo vitale – spiegano – Perché non viene applicata? Esiste anche una norma che obbliga a mantenere una fascia di rispetto tra campi coltivati e corsi d’acqua, eppure molti agricoltori seminano impunemente fino alla rive dei canali e persino del fiume. Chiediamo al Parco di far sentire la propria voce e pretendere il rispetto delle leggi e l’applicazione delle sanzioni, di ricercare le cause dell’inquinamento e monitorare gli scarichi».
Il gruppo, inoltre, sottolinea la necessità di provvedere al più presto al restauro del Vasarone, danneggiato dal sisma del 2012: «Se fosse in condizioni migliori permetterebbe di far scorrere nei laghi volumi d’acqua maggiori di quelli attuali, in totale sicurezza».
Infine propongono la pubblicazione in tempo reale delle portate lungo l’asta del fiume, il ripristino della periodica sommersione delle Valli e la ricerca di moderne soluzioni per l’asportazione e l’utilizzo delle biomasse dei canneti. «Sarebbe necessario – sottolineano – valutare tutti i pro ed i contro di un possibile impiego delle canne sfalciate per la pacciamatura e la produzione di energia elettrica».
Rita Lafelli

Tratto da Gazzetta di Mantova del 19/09/2015